L’art. 36 Cost. come argine contro i fenomeni di “politicizzazione delle nomine”

L’art. 18 del CCNL 08.06.2000, come modificato dall’art. 11 del CCNL 03.11.2005 (che ha sostituito il comma 2, e aggiornato la misura delle indennità di cui al comma 7), stabilisce che 1. In caso di assenza per ferie o malattia o altro impedimento del direttore di dipartimento, la sua sostituzione è affidata dall’azienda ad altro dirigente con incarico di direzione di struttura complessa da lui stesso preventivamente individuato con cadenza annuale. Analogamente si procede nei casi di altre articolazioni aziendali che, pur non configurandosi con tale denominazione ricomprendano – secondo l’atto aziendale più strutture complesse. 2. Nei casi di assenza previsti dal comma 1 da parte del dirigente con incarico di direzione di struttura complessa, la sostituzione è affidata dall’azienda, con apposito atto, ad altro dirigente della struttura medesima indicato entro il 31 gennaio di ciascun anno dal responsabile della struttura complessa che – a tal fine – si avvale dei seguenti criteri: a) il dirigente deve essere titolare di un incarico di struttura semplice ovvero di alta specializzazione o, comunque, della tipologia c) di cui all’art. 27 con riferimento, ove previsto, alla disciplina di appartenenza; b) valutazione comparata del curriculum prodotto dai dirigenti interessati” […] 4. Nel caso che l’assenza sia determinata dalla cessazione del rapporto di lavoro del dirigente interessato, la sostituzione è consentita per il tempo strettamente necessario ad espletare le procedure di cui ai DPR. 483 e 484/1997 ovvero dell’art. 17 bis del dlgs 502/1992. In tal caso può durare sei mesi, prorogabili fino a dodici. 5. Nei casi in cui l’assenza dei dirigenti indicati nei commi precedenti, sia dovuta alla fruizione di una aspettativa senza assegni per il conferimento di incarico di direttore generale ovvero di direttore sanitario e di direttore dei servizi sociali – ove previsto dalle leggi regionali – presso la stessa o altra azienda, ovvero per mandato elettorale ai sensi dell’art. 71 del dlgs 29/1993 e della legge 816/1985 e successive modifiche o per distacco sindacale, l’azienda applica il comma 4 e provvede con l’assunzione di altro dirigente con rapporto di lavoro ed incarico a tempo determinato per la durata dell’aspettativa concessa, nel rispetto delle procedure richiamate nel comma. 6. Il rapporto di lavoro del dirigente assunto con contratto a tempo determinato ai sensi del comma 5, è disciplinato dall’art. 16 del CCNL 5 dicembre 1996 come integrato dal CCNL del 5 agosto 1997. La disciplina dell’incarico conferito è quella prevista dall’art. 15 e seguenti del dlgs 502/1992 e dal presente contratto per quanto attiene le verifiche, durata ed altri istituti applicabili. Il contratto si risolve automaticamente allo scadere in caso di mancato rinnovo ed anticipatamente in caso di rientro del titolare prima del termine. Al rientro in servizio, il dirigente sostituito completa il proprio periodo di incarico ed è soggetto alla verifica e valutazione di cui all’art. 31. 7. Le sostituzioni previste dal presente articolo non si configurano come mansioni superiori in quanto avvengono nell’ambito del ruolo e livello unico della dirigenza sanitaria. Al dirigente incaricato della sostituzione ai sensi del presente articolo non è corrisposto alcun emolumento per i primi due mesi. Qualora la sostituzione prevista dai commi 1 e 2 si protragga continuativamente oltre tale periodo, al dirigente compete una indennità mensile di euro 535,05 e per la sostituzione prevista dal comma 3 di euro 267,52”[1].

Com’è noto, la prevalente giurisprudenza della Suprema Corte (ex multiscfr. Cass. civ. sez. lav. n. 33136 del 16.12.2019; Cass. civ. sez. lav., ord. n. 7863 del 20.03.2019; Cass. civ. sez. lav., ord. n. 30913 del 29.11.2018; Cass. civ. sez. lav. n. 21565 del 03.09.2018; Cass. civ. sez. lav. n. 9879 del 19.04.2017; ma vedasi in senso contrario Cass. civ. sez. lav n. 13809 del 06.07.2015) ha escluso la possibilità di applicare l’art. 36 Cost. nei casi in cui il sostituto del dirigente responsabile di struttura ricopra il relativo incarico per un periodo eccedente i sei mesi ovvero dodici mesi (ipotesi massima considerata allorquando debbano espletarsi le procedure selettive), sulla base delle seguenti considerazioni, che si riassumono sinteticamente:

  1. L’equivalenza delle mansioni della dirigenza sanitaria, inserita, ex art. 15 DLGS n. 502/1992, in unico ruolo, distinto per profili professionali, e in un unico livello, esclude la possibilità di applicare l’art. 2103 c.c. (cfr. anche art. 18, comma 7 CCNL 06.08.2000).
  2. L’art. 24, comma 3, DLGS 165/2001 fissa il principio dell’onnicomprensività del trattamento economico che remunera tutte le funzioni e i compiti attribuiti ai dirigenti, nonché qualsiasi incarico ad essi conferito dall’amministrazione.
  3. Le Parti Sociali, cui è devoluta discrezionalmente la disciplina del trattamento economico remunerativo delle funzioni dirigenziali, non hanno, significativamente, contemplato le conseguenze economiche del mancato rispetto del termine posto dall’art. 18, comma 4 cit., che assume, dunque, una funzione meramente sollecitatoria.

L’assunto della Suprema Corte non è condivisibile e, in ogni caso, non rileva al fine di escludere l’applicabilità dell’art. 36 Cost. nei casi di abuso dell’istituto contrattuale.

In tali circostanze, si deve, infatti, escludere che lo svolgimento dell’incarico di sostituzione, possa considerarsi un compito già incluso in modo strutturale nella funzione unitaria dirigenziale.

Per quanto, infatti, la dirigenza medica sia collocata in un ruolo unico, distinto per profili professionali, e in un unico livello, quest’ultimo è articolato in ben diverse responsabilità professionali e gestionali, che non possono certamente ritenersi comprese in un ruolo di supplenza pluriennale, specie quando le funzioni del sostituto e del titolare dell’incarico siano assolutamente sovrapponibili.

Se è vero, infatti, che l’art. 2103 c.c. contiene disposizioni incompatibili con l’impiego alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni, costituisce, tuttavia, principio condiviso e consolidato, anche in tale settore, quello della necessaria corrispondenza tra le funzioni svolte e la retribuzione percepita.

Né tale principio può essere sminuito dal principio di onnicomprensività della retribuzione (art. 24, comma 3, DLGS n. 165/2001), posto che se è vero che il trattamento economico “remunera tutte le funzioni ed i compiti attribuiti ai dirigenti in base a quanto previsto dal presente decreto nonché qualsiasi incarico ad essi conferito in ragione del loro ufficio o comunque conferito dall’amministrazione presso cui prestano servizio o su designazione della stessa“, il presupposto, perché sia realmente satisfattivo, è rappresentato dal fatto che le nuove funzioni siano compatibili con il ruolo dirigenziale assegnato dall’amministrazione e non già riferibili ad incarichi diversi.

In particolare, una caratteristica peculiare degli incarichi di responsabilità di struttura, che li distingue dalle tipologie di incarichi sotto ordinati[2][3], di natura professionale (ivi compresi quelli di alta specializzazione, di consulenza, studio, ricerca, ispettivi, di controllo), è lo svolgimento di funzioni di direzione manageriale (cfr. artt. 15, comma 6, 15 bis DLGS n. 502/1992); ai dirigenti di Struttura Complessa (ma anche Semplice Dipartimentale[4]) sono richieste, infatti, non solo capacità tecnico-professionali, ma anche di gestione e organizzazione delle risorse umane, strumentali e finanziarie.

Tale rilievo spiega perché, per ciascun incarico (n.d.r.: di natura professionale e di direzione di struttura), ai sensi dell’art. 15 ter comma 1, ult. parte, del DLGS n. 502/1992, “sono definiti contrattualmente, nel rispetto dei parametri indicati dal contratto collettivo nazionale, l’oggetto, gli obiettivi da conseguire[5], la durata dell’incarico, salvo i casi di revoca, nonché il corrispondente trattamento economico”.  

Per le medesime ragioni, anche il trattamento economico accessorio – che include la retribuzione di posizione parte variabile, la retribuzione di risultato, ma anche l’indennità di incarico[6] – deve essere “correlato alle funzioni attribuite, alle connesse responsabilità e ai risultati conseguiti” (art. 24, comma 1, DLGS n. 165/2001).

Da un’interpretazione sistematica delle norme, si evince, quindi, che la norma del comma 3 dell’art. 24, DLGS 165/2001 non possa essere interpretata nel senso preteso dalla Suprema Corte, ossia che ad un dirigente con incarico professionale possano essere attribuite, addirittura senza limiti di tempo e incidenza sul trattamento economico, le medesime funzioni di un dirigente responsabile di struttura.

Proprio per la natura precaria dell’incarico, il sostituto non può avere l’obiettivo assegnato al dirigente di struttura complessa, ma quello tipico del rapporto negoziale già intercorrente con l’amministrazione e deve, quindi, essere valutato per le specifiche funzioni attribuite, in relazione ai programmi concordati e ai risultati conseguiti per il relativo incarico professionale (cfr. artt. 15 e ss. del DLGS n. 502/1992 e s.m.i., art. 24, comma 6 CCNL 03.11.2005, e art. 4, comma 2 CCNL 06.05.2010, integrativo del CCNL del 17 ottobre 2008, art. 57, comma 2 CCNL 19.12.2019).

Il sostituto del dirigente di Struttura Complessa è, infatti, un dirigente, titolare di un incarico professionale (art. 27 lett. c] CCNL 08.06.2000), o al più di Struttura Semplice (art. 27, lett. b] CCNL 08.06.2000), cui viene conferito un incarico meramente temporaneo e provvisorio (la norma contrattuale fissa un preciso limite temporale), insuscettibile di essere esteso sino a confondersi con il ruolo del titolare[7].

Non si vede, del resto, perché il principio di temporaneità – che costituisce uno dei capisaldi del sistema degli incarichi dirigenziali, per i quali è espressamente previsto un termine di scadenza, salvo rinnovo – dovrebbe valere per qualsiasi incarico dirigenziale ad eccezione di quello del sostituto, ipotesi che favorirebbe fenomeni di politicizzazione delle nomine (in senso contrario all’impostazione della “riforma Balduzzi”), consentendo all’amministrazione sanitaria di scegliere quali selezioni effettuare e quali no, proprio grazie allo “scudo” dell’istituto della sostituzione.

Né si comprende perché mai le Parti Sociali avrebbero dovuto stabilire, come osserva la Suprema Corte, al fine di giustificare l’inapplicabilità dell’art. 36 Cost., le conseguenze sul piano economico dell’omesso rispetto del termine, quasi che, al contrario, fosse invece la regola stabilire anticipatamente le conseguenze di un inadempimento contrattuale, quando soccorrono, specie di fronte all’evidenza, i principi generali. Principi, per nulla scalfiti dalle previsioni dell’art. 15 ter del DLGSn. 502/1992 e dell’art. 28, comma 7 del CCNL 08.06.2000, che si limitano ad escludere l’applicabilità dell’art. 2103, comma 1 c.c.

Al contrario, si può fondatamente sostenere che le Parti Sociali non abbiano avuto alcuna necessità di prevedere un’espressa sanzione per diverse ragioni:

1) “la sostituzione è consentita per il tempo strettamente necessario ad espletare le procedureconcorsuali”. In tal caso, si legge nella norma, “può durare sei mesi, prorogabili sino a 12”;

2) l’indennità di sostituzione – come ha anche chiarito l’ARAN – ha carattere straordinario proprio perché remunera una funzione tipizzata contrattualmente come provvisoria[8];

3) il sostituto, proprio per via della precarietà del ruolo, non è remunerato per svolgere le medesime funzioni del dirigente di Struttura Complessa, ma agisce sulla base di obiettivi e programmi di gestione e organizzazione evidentemente già definiti dal titolare, di cui non può assumere le medesime responsabilità (diversamente il trattamento economico non potrebbe che essere equivalente, ex art. 24 comma 1, DGLS n. 165/2001, e certamente non potrebbe avere carattere straordinario). Non è, del resto, casuale la diversa previsione contenuta nei commi 4 e 5 del medesimo art. 18 cit.[9], da cui si evince che, nel caso in cui la sostituzione del dirigente di Struttura Complessa si renda necessaria perché il titolare richieda l’aspettativa per la stipula di un contratto a tempo determinato “per il conferimento di incarico di direttore generale ovvero di direttore sanitario e di direttore dei servizi sociali – ove previsto dalle leggi regionali – presso la stessa o altra azienda, ovvero per mandato elettorale ai sensi dell’art. 71 del dlgs 29/1993 e della legge 816/1985 e successive modifiche o per distacco sindacale” e, quindi, per un tempo astrattamente superiore a 6/12 mesi, il dirigente, proprio perché chiamato a svolgere le stesse funzioni del responsabile e non già quelle di sostituto provvisorio, stipula con l’amministrazione un contratto ai sensi degli artt. 15 e ss. del DGLS 502/1992, e viene evidentemente retribuito come tale[10].

Diversamente ragionando, si dovrebbe ritenere che il principio di equivalenza delle mansioni dirigenziali possa tradursi in un principio di equivalenza di incarichi, legittimando assurdamente l’amministrazione a conferire formalmente un semplice incarico professionale per poi imporre a quel medesimo dirigente di ricoprire l’incarico vacante di direzione della struttura senza corrispondere la “giusta” retribuzione.

Non si comprenderebbe, nemmeno, a ragionare diversamente, il senso della graduazione delle funzioni dirigenziali – con i relativi “pesi” – disciplinata nell’art. 24 del DLGS 165/2001[11] e, a livello contrattuale, nell’art. 51 del CCNL 05.12.1996[12], il quale stabilisce che “1. Le aziende od enti, in relazione alle articolazioni aziendali individuate dal D.Lgs. 502 del 1992, dalle leggi regionali di organizzazione e dagli eventuali atti di indirizzo e coordinamento del Ministero della Sanità, determinano la graduazione delle funzioni dirigenziali cui è correlato il trattamento economico di posizione, ai sensi dell’art. 24 del D.Lgs. 29 del 1993. 2. L’individuazione viene effettuata nel rispetto di quanto previsto dall’art. 53 e 54 e sulla base dei seguenti criteri e parametri di massima, che le aziende ed enti possono integrare con riferimento alla loro specifica situazione organizzativa e nel rispetto delle leggi regionali di cui al comma 1: – complessità della struttura in relazione alla sua articolazione interna, con particolare riguardo ai Dipartimenti; – grado di autonomia in relazione anche ad eventuale struttura sovraordinata; – affidamento e gestione di budget; – consistenza delle risorse umane, finanziarie e strumentali ricomprese nel budget affidato; – importanza e delicatezza della funzione esplicitata da espresse e specifiche norme di legge; – svolgimento di funzioni di coordinamento, indirizzo, ispezione e vigilanza, verifica di attività direzionali; – grado di competenza specialistico – funzionale o professionale; – utilizzazione nell’ambito della struttura di metodologie e strumentazioni significativamente innovative e con valenza strategica per l’azienda od ente; – affidamento di programmi di ricerca, aggiornamento, tirocinio e formazione in rapporto alle esigenze didattiche dell’azienda o ente; – produzione di entrate proprie destinate al finanziamento generale dell’azienda od ente; – rilevanza degli incarichi di cui all’art. 53 interna all’unità operativa ovvero a livello aziendale; – ampiezza del bacino di utenza per le unità operative caratterizzate da tale elemento e reale capacità di soddisfacimento della domanda di servizi espressa; – valenza strategica della struttura rispetto agli obiettivi aziendali, purché collegata oggettivamente con uno o più dei precedenti criteri. 3. Le aziende ed enti, in base alle risultanze della graduazione di cui al comma precedente, attribuiscono ad ogni posizione dirigenziale prevista nel proprio assetto organizzativo un valore economico secondo i parametri di riferimento di cui agli artt. 56 e 57 previa informazione alle rappresentanze sindacali di cui agli artt. 10 e 11, seguita, su richiesta da un incontro. A parità di struttura organizzativa e corrispondenza delle funzioni, alle posizioni è attribuita la stessa valenza economica. […]”.

Alla luce della norma sopra richiamata, il cui contenuto è stato peraltro espressamente confermato dai CCNL successivi (cfr. art. 26 del CCNL 08.06.2000, e art. 6, comma 2 del CCNL 17.10.2008), appare del tutto evidente che le diverse attribuzioni non possano assolutamente essere considerate né equivalenti, né ricomprese, per loro natura, nell’unico ruolo dirigenziale. Così esplicitamente l’art. 6 del CCNL 17.10.2008: “le tipologie degli incarichi […] rappresentano espressione di sviluppi di carriera, che possono raggiungere una analoga valorizzazione economica, nel quadro della graduazione delle funzioni prevista a livello aziendale”.

A tale ratio si conformano – e non potrebbe essere diversamente – i regolamenti aziendali per il conferimento degli incarichi dirigenziali, i quali attribuiscono un “peso” diverso a ciascun incarico proprio in virtù delle responsabilità assunte, della complessità della Struttura, della professionalità richiesta.

A ben vedere, quindi, nessuna disposizione normativa può legittimamente consentire di qualificare come di natura “sostitutiva” o “provvisoria” un incarico di direzione di Struttura “di fatto”, quando si protragga oltre i limiti definiti normativamente e/o includerlo tra quelli conferibili ex art. 24 comma 3 del DLGS 165/2001, in deroga all’obbligo di garantire il trattamento economico corrispondente alle funzioni realmente svolte.

Per le ragioni esposte, si ritiene che, nei casi di violazione della norma contrattuale, sussistano i presupposti per l’applicazione dell’art. 36 Cost., nella parte in cui attribuisce al lavoratore il diritto ad una retribuzione proporzionata anche alla qualità del lavoro prestato.

 

[1] La nuova disciplina introdotta dal CCNL 19.12.2019 prevede quanto segue. Art. 22 Sostituzioni – 1. In caso di assenza per ferie o malattia o altro impedimento del direttore di dipartimento, la sua sostituzione è affidata, dall’Azienda o Ente, ad altro dirigente con incarico di direzione di struttura complessa, da lui stesso proposto con cadenza annuale. Analogamente, si procede nei casi di altre articolazioni aziendali che, pur non configurandosi con tale denominazione ricomprendano – secondo l’atto aziendale – più strutture complesse. Il direttore di dipartimento, al fine di espletare in modo più efficace le sue funzioni di direttore di dipartimento, può delegare talune funzioni di direttore di struttura complessa ad altro dirigente, individuato con le procedure di cui al comma 9. Lo svolgimento delle funzioni delegate deve essere riconosciuto in sede di attribuzione della retribuzione di risultato.  2. Nei casi di assenza previsti dal comma 1 da parte del dirigente con incarico di direzione di struttura complessa, la sostituzione è affidata dall’Azienda o Ente, ad altro dirigente della struttura medesima indicato entro il 31 gennaio di ciascun anno dal responsabile della struttura complessa che – a tal fine – si avvale dei seguenti criteri: a) il dirigente deve essere titolare di uno degli incarichi di cui all’art. 18 (Tipologie d’incarico) ad esclusione di quelli di cui al comma 1, par. II, lett. d), con riferimento, ove previsto, alla disciplina di appartenenza; b) il dirigente sostituto deve essere preferibilmente titolare di un rapporto di lavoro in regime di esclusività e titolare di incarico di struttura semplice quale articolazione interna di struttura complessa ovvero di altissima professionalità o di alta specializzazione di cui all’art. 18 (Tipologie d’incarico).  3. Le disposizioni del comma 2 si applicano anche nel caso di direzione di strutture semplici a valenza dipartimentale o distrettuale ed in cui il massimo livello dirigenziale sia rappresentato dall’ incarico di struttura semplice.  4. Nel caso che l’assenza del direttore di Dipartimento, del dirigente con incarico di direzione di struttura complessa e del dirigente con incarico di direzione di strutture semplici a valenza dipartimentale o distrettuale, ed in cui il massimo livello dirigenziale sia rappresentato dall’ incarico di struttura semplice sia determinata dalla cessazione del rapporto di lavoro del dirigente interessato, la sostituzione avviene con atto motivato del Direttore Generale secondo i principi del comma 2 integrati dalla valutazione comparata del curriculum formativo e professionale prodotto dei dirigenti interessati ed è consentita per il tempo strettamente necessario ad espletare le procedure di cui ai DPR. 483 e 484/1997 ovvero dell’art. 17 bis del D.Lgs. n.502/1992 e s.m.i.. In tal caso può durare nove mesi, prorogabili fino ad altri nove.  5. Nei casi in cui l’assenza dei dirigenti con incarichi gestionali o professionali, sia dovuta alla fruizione di una aspettativa senza assegni per il conferimento di incarico di direttore generale ovvero di direttore sanitario o di direttore dei servizi sociali – ove previsto dalle leggi regionali – presso la stessa o altra Azienda o Ente, ovvero per mandato elettorale ai sensi dell’art. 68 del D.Lgs. n.165 del 2001 e della legge 816/1985 e successive modifiche o per distacco sindacale, l’Azienda o Ente provvede con l’assunzione di altro dirigente con rapporto di lavoro ed incarico a tempo determinato, nel rispetto delle procedure richiamate nel comma 4. La durata massima di tale rapporto di lavoro a tempo determinato è quello di cui al comma 2 dell’art. 108 (Assunzioni a tempo determinato).  6. Il rapporto di lavoro del dirigente assunto con contratto a tempo determinato ai sensi del comma 5, è disciplinato dall’art. 108 (Assunzioni a tempo determinato) e dall’art. 109 (Trattamento economico – normativo dei dirigenti con contratto a tempo determinato). La disciplina dell’incarico conferito è quella prevista dall’art. 15 e seguenti del D.Lgs. n.502/1992 e s.m.i. e dal presente contratto per quanto attiene la valutazione e la verifica, durata ed altri istituti applicabili. Il contratto si risolve automaticamente allo scadere in caso di mancato rinnovo ed anticipatamente in caso di rientro del titolare prima del termine. L’incarico del dirigente assente e collocato in aspettativa per i motivi di cui al comma 5 può essere assegnato dall’ Azienda o Ente ad altro dirigente già dipendente a tempo indeterminato o determinato. Al rientro in servizio, il dirigente sostituito completa il proprio periodo di incarico, iniziato prima dell’assenza per i motivi di cui al comma 5 conservando la stessa tipologia di incarico, se disponibile, e, in ogni caso, riacquisisce un trattamento economico di pari valore a quello posseduto prima di assentarsi, ivi inclusa l’indennità di struttura complessa e la relativa indennità di esclusività ove spettanti. Al termine di tale periodo – costituito dal cumulo delle due frazioni d’incarico -, il dirigente sostituito è soggetto alla verifica e valutazione di cui all’art. 55 e segg. del Capo VIII (Verifica e valutazione dei dirigenti).  7. Le sostituzioni previste dal presente articolo non si configurano come mansioni superiori in quanto avvengono nell’ambito del ruolo e livello unico della dirigenza sanitaria. Al dirigente incaricato della sostituzione ai sensi del presente articolo non è corrisposto alcun emolumento per i primi due mesi. Qualora la sostituzione dei commi 1, 2, 3 e 4 si protragga continuativamente oltre tale periodo, al dirigente compete una indennità mensile per dodici mensilità, anche per i primi due mesi che è pari a € 600,00 qualora il dirigente sostituito abbia un incarico di direzione di struttura complessa e pari a € 300,00 qualora il dirigente sostituito abbia un incarico di struttura semplice a valenza dipartimentale o distrettuale ed il cui massimo livello dirigenziale sia rappresentato dall’incarico di struttura semplice. Alla corresponsione delle indennità si provvede con le risorse del fondo dell’art. 95 (Fondo per la retribuzione di risultato) per tutta la durata della sostituzione. La presente clausola si applica ad ogni eventuale periodo di sostituzione anche se ripetuto nel corso dello stesso anno. L’indennità può, quindi, essere corrisposta anche per periodi frazionati. Il maggiore aggravio per il dirigente incaricato che ne deriva potrà, nel rispetto di quanto previsto all’art. 7, comma 5, lett. c) (Contrattazione collettiva integrativa: soggetti e materie), essere compensato anche con una quota in più di retribuzione di risultato rispetto a quella dovuta per l’ordinario raggiungimento degli obiettivi assegnati. 8. Le Aziende o Enti, ove non possano fare ricorso alle sostituzioni di cui ai commi precedenti, possono affidare la struttura temporaneamente priva di titolare ad altro dirigente con corrispondente incarico e, ove possibile, con anzianità di cinque anni nella medesima disciplina o disciplina equipollente. In tal caso, la sostituzione può durare fino ad un massimo di nove mesi prorogabili fino ad altri nove e non verrà corrisposta la relativa indennità mensile di cui al precedente comma 7. Il maggiore aggravio per il dirigente incaricato che ne deriva potrà essere compensato, nel rispetto di quanto previsto all’art. 7, comma 5, lett. c) (Contrattazione collettiva integrativa: soggetti e materie), con una quota in più di retribuzione di risultato rispetto a quella dovuta per l’ordinario raggiungimento degli obiettivi assegnati.  9. La sostituzione è affidata con provvedimento del Direttore Generale o di un suo delegato.

[2] Art. 27 CCNL 08.06.2000: Tipologie di incarico – 1. Le tipologie di incarichi conferibili ai dirigenti medici e veterinari sono le seguenti: a) incarico di direzione di struttura complessa. Tra essi sono ricompresi l’incarico di direttore di dipartimento, di distretto sanitario o di presidio ospedaliero di cui al DLGS 502/1992; b) incarico di direzione di struttura semplice; c) incarichi di natura professionale anche di alta specializzazione, di consulenza, di studio, e ricerca, ispettivi, di verifica e di controllo; d) incarichi di natura professionale conferibili ai dirigenti con meno di cinque anni di attività. 2. La definizione della tipologia degli incarichi di cui alle lettere b) e c) è una mera elencazione che non configura rapporti di sovra o sotto ordinazione degli incarichi, la quale discende esclusivamente dall’assetto organizzativo aziendale e dalla graduazione delle funzioni.

[3] L’art. 18 comma 3 del CCNL 19.12.2019 non modifica le differenti caratteristiche degli incarichi di gestione rispetto a quelli professionali.

[4] Art. 4, comma 1 CCNL 06.05.2010: Disposizioni in materia di funzioni dirigenziali – 1. Ad integrazione di quanto previsto dalle vigenti norme contrattuali in tema di incarichi e ferma restando la competenza dell’azienda in merito alla graduazione delle funzioni dirigenziali, ai sensi dell’art. 51 del CCNL 5.12.1996, come modificato dall’art. 26 del CCNL 8.6.2000, si precisa che: – l’incarico di direzione di struttura semplice, ed in particolare quella dipartimentale, include necessariamente la responsabilità di gestione di risorse umane e strumentali, che deve essere prevalente rispetto agli altri criteri e parametri. Ove previsto dagli atti di organizzazione interna, lo stesso può comportare, inoltre, la responsabilità di gestione diretta di risorse finanziarie; – l’incarico di natura professionale di cui all’art. 27, comma 1, lett. c) del CCNL 8.6.2000 prevede in modo prevalente rispetto agli altri criteri e parametri, responsabilità tecnico-specialistiche.

[5] Per il dirigente di Struttura Complessa cfr. art. 29 comma 2 CCNL 08.06.2000 e art. 20 CCNL 19.12.2019.

[6] Cfr. art. 33 CCNL 03.11.2005 e art. 83 CCNL 19.12.2019.

[7] Per le nuove tipologie di incarico cfr. artt. 17 e ss. CCNL 19.12.2019.

[8]L’indennità di sostituzione, per sua natura, ha carattere straordinario. Pertanto, non è ricompresa tra le voci menzionate nell’art. 35 di entrambi i contratti del 2000 e compete per dodici mensilità” (cfr. Note di chiarimento 2012, p. 28 in https://www.aranagenzia.it/attachments/article/5045/Note%20di%20chiarimento%20dirigenti%20ssn_rev.pdf)

[9] Norma rimasta sostanzialmente immutata anche nel nuovo regime contrattuale (cfr. art. 22, comma 5 cit.).

[10] Ad ulteriore prova del fatto che il dirigente sia remunerabile con l’indennità di sostituzione soltanto quando egli è chiamato a svolgere le funzioni del dirigente di Struttura Complessa in via provvisoria, sarà utile richiamare quanto riferito dall’ARAN nelle note di chiarimento cit. (cfr. nota 34, p. 24). Nel caso di aspettativa previsto dall’art. 19 comma 6 del CCNL 08.06.2000 (“L’aspettativa è concessa per un periodo massimo di sei mesi, a richiesta, anche al dirigente assunto presso la stessa o altra azienda con rapporto di lavoro a tempo indeterminato ed incarico di direzione di struttura complessa, ai sensi dell’art. 15 e segg. del DLGS 502/1992”“In tale situazione trova applicazione l’art. 18, comma 2 di entrambi i CCNL, al quale segue la procedura prevista dal citato DPR 484 solo nel caso in cui il dirigente – già titolare dell’incarico – non rientri dall’aspettativa concessa lasciando così il posto di organico disponibile per l’azienda”. 

[11] Art. 24, comma 1, DLGS 165/2001: “La retribuzione del personale con qualifica di dirigente è determinata dai contratti collettivi per le aree dirigenziali, prevedendo che il trattamento economico accessorio sia correlato alle funzioni attribuite, alle connesse responsabilità e ai risultati conseguiti. La graduazione delle funzioni e responsabilità ai  fini del trattamento accessorio è definita, ai sensi dell’articolo 4, con decreto  ministeriale  per  le  amministrazioni  dello  Stato  e  con provvedimenti  dei  rispettivi  organi  di  governo  per   le   altre amministrazioni o enti,  ferma  restando  comunque  l’osservanza  dei criteri e dei limiti delle  compatibilità  finanziarie  fissate  dal Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto  con  il  Ministro dell’economia e delle finanze.”

[12] Per la nuova disciplina contrattuale cfr. art. 91 CCNL 19.12.2019.

8 Commenti

  • GIUSEPPINA BALDO ha detto:

    Buongiorno, alla luce delle novità inserite nell’ACN 21.03.2020 ( Specialisti e Professionisti SAI) , è previsto l’accesso agli incarichi di struttura complessa (art. 37, comma 1 lettera d). L’attribuzione di incarichi di responsabile di Struttura Semplice, così come il riconoscimento e l’attribuzione dell’alta professionalità o specializzazione sono implicite? Nel mio caso specifico di psicologa con incarico a tempo indeterminato da 14 anni nella branca di psicoterapia presso una ASL, mi è stata riconosciuta ed attribuita la stessa anzianità di servizio (titoli di carriera) con punteggio equiparato al ruolo di dirigente, in occasione della partecipazione ad un concorso pubblico nella stessa Azienda. Per quale motivo quindi sono preclusa dal partecipare agli “avvisi interni ” per incarichi di strutture semplici riservati ai soli dipendenti e, paradossalmente, potrei partecipare a quelli per struttura complessa? Grazie anticipatamente per la sua attenzione.

    • Avv. Giacomo Doglio ha detto:

      Perché così prevede la normativa vigente che consente di assegnare gli incarichi dirigenziali diversi dalla direzione di struttura complessa soltanto ai dipendenti (tant’è che per il conferimento degli incarichi si procede con l’emissione di avviso di selezione interna).

      Gli incarichi di direzione di struttura complessa sono conferiti, nel limite del numero stabilito dall’atto aziendale, dal Direttore Generale con le procedure previste dalla legislazione nazionale e regionale vigente che ne disciplina anche i requisiti, senza alcuna preclusione per l’accesso dall’esterno (come per l’appunto si evince anche dall’art. 37, comma 1, lett. d che Lei correttamente cita)

  • PIETRO ROMANO ha detto:

    Buonasera, sono stato incaricato di sostituire il Direttore di U.C. pensionato, svolgendo la sostituzione per 5 anni, ricevendo una integrazione stipendiale non corrispondente allo stipendio del Direttore. Nel corso di questi anni ho svolto il corso Manageriale Regionale, quindi un livello corrispondente al Direttore. Si può fare ricorso? Grazie

    • Avv. Giacomo Doglio ha detto:

      La Suprema Corte è orientata, direi ormai quasi unanimemente, in senso contrario, ritenendo che l’indennità di sostituzione sia interamente satisfattiva anche quando, come nel suo caso, l’impegno abbia una durata ben superiore rispetto a quella contrattuale.

      Per quanto non condivida i principi espressi dalla Corte e ritenga vi siano, almeno in alcuni casi, validi argomenti che possano condurre ad una diversa valutazione, è innegabile che qualsiasi contenzioso che coinvolga la fattispecie del ruolo di sostituzione del dirigente di struttura complessa presenti oggettive difficoltà.

      Per esprimersi compiutamente sarebbe necessario esaminare l’intera documentazione in suo possesso, oltre ad assumere le necessarie informazioni sulla storia lavorativa.

      Approfondimento che in questa sede mi è impossibile compiere.

  • Matteo Giordano ha detto:

    Buongiorno, nel caso di incarico ad interim quale direttore di dipartimento (poichè in quel dipartimento non era in servizio in quel momento nessun direttore di Struttura Complessa ) ad un direttore già titolare di incarico di direttore di altro dipartimento , come va remunerato tale incarico da parte dell’azienda sanitaria , essendo esso ben più gravoso del semplice interim su S.C. , visto che il dipartimento è composto da più strutture complesse? Grazie.
    Matteo Giordano

    • Avv. Giacomo Doglio ha detto:

      La norma contrattuale di riferimento, attualmente l’art. 22 del CCNL 19.12.2019, prevede che il maggiore aggravio che ne deriva per il dirigente incaricato potrà essere compensato, nel rispetto di quanto previsto all’art. 7, comma 5, lett. c) (Contrattazione collettiva integrativa: soggetti e materie), con una quota in più di retribuzione di risultato rispetto a quella dovuta per l’ordinario raggiungimento degli obiettivi assegnati.

  • Giampiero ha detto:

    Un direttore di struttura complessa, in aspettativa per motivi politici per 11 anni consecutivi, può rientrare mantenendo lo stesso ruolo? È necessaria, in caso affermativo, una valutazione prima del rientro?
    Grazie

    • Avv. Giacomo Doglio ha detto:

      Come ho già avuto modo di specificare, posso rispondere unicamente ai quesiti relativi agli argomenti trattati nel blog (in questo caso, il tema riguarda l’abuso dell’istituto contrattuale della sostituzione del direttore di struttura complessa).

      Le chiederei, quindi, cortesemente di contestualizzare la questione con riferimento alla fattispecie dell’abuso.

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