dirigente medico e indennità di esclusività

La rilevanza del rapporto a tempo determinato sull’anzianità di servizio del dirigente medico

1.INDENNITÀ DI ESCLUSIVITÀ – QUADRO NORMATIVO DI RIFERIMENTO –RATIO DELL’ISTITUTO

L’indennità di esclusività contrattualmente riconosciuta ai dirigenti medici è disciplinata dal combinato disposto degli artt. art. 5 e 12, comma 3 sub b) del CCNL 08.06.2000.

CCNL 06.08.2000 –Art. 5 – Indennità di esclusività del rapporto di lavoro

  1. In applicazione di quanto previsto dalla norma di rinvio contenuta nell’ art. 42 del CCNL stipulato in data 8 giugno 2000, con la presente clausola viene disciplinata, a decorrere dal 1 gennaio 2000, l’indennità per l’esclusività del rapporto dei dirigenti medici e veterinari.
  2. L’indennità di esclusività, fissa e ricorrente, è corrisposta per tredici mensilità. Essa costituisce un elemento distinto della retribuzione che non viene calcolato al fine della determinazione del monte salari cui fanno riferimento gli incrementi contrattuali.
  3. L’indennità di esclusività del rapporto di lavoro, che non determina forme di automatismo, è fissata nelle seguenti misure annue lorde:
  • Dirigente con incarico di direzione di struttura complessa – L. 31.994.000
  • Dirigente con incarichi art. 27 lett. b) o c) del CCNL stipulato in data 8 giugno 2000 ed esperienza professionale nel SSN superiore a quindici anni – L. 24.000.000
  • Dirigente con incarichi art. 27, lett. b) o c) del CCNL stipulato in data 8 giugno 2000 ed esperienza professionale nel SSN tra cinque e quindici anni – L. 17.610.000
  • Dirigente con esperienza professionale nel SSN sino a cinque anni – L. 4.363. 000
  1. L’esperienza professionale di cui al comma 3 è quella maturata al 31 dicembre 1999.
  2. Il passaggio alla fascia superiore dell’indennità, per i dirigenti cui non è conferito l’incarico di direzione di struttura complessa, è condizionato all’esito positivo della verifica triennale di cui all’art. 31, comma 2 del CCNL stipulato in data 8 giugno 2000. In caso di mancato superamento essa sarà attribuita alla successiva verifica triennale se positiva. Il mancato rinnovo dell’incarico di direzione di struttura complessa determina l’attribuzione dell’indennità di esclusività della fascia immediatamente inferiore.
  3. In caso di non coincidenza dei tempi tra la verifica e la maturazione dell’esperienza professionale, la verifica è anticipata dall’azienda al trimestre immediatamente successivo al conseguimento del requisito ed è effettuata, con le stesse modalità previste dall’art. 31 e 32 del CCNL stipulato in data 8 giugno 2000. L’indennità – se la verifica è positiva – decorre dal primo giorno del mese successivo alla maturazione dell’esperienza richiesta.

CCNL 06.08.2000 –Art. 12 Disposizioni particolari

[…] 3. Con riferimento alle norme in cui è richiesta esperienza professionale si deve intendere: a)  ai fini del compimento del quinquennio di attività di cui all’art. 4, l’anzianità di servizio maturata in qualità di dirigente del SSN, a tempo indeterminato, senza soluzione di continuità anche se prestato in aziende o enti diversi del Comparto; b) ai fini dell’applicazione degli artt. 3 e 5 l’anzianità complessiva, con rapporto di lavoro a tempo determinato ed indeterminato, maturata alle date previste dalle norme, senza soluzione di continuità anche in aziende ed enti diversi del comparto.

L’indennità di esclusività del rapporto di lavoro costituisce una voce del trattamento economico spettante al dirigente medico strettamente legata, da un lato, all’esperienza professionale maturata al servizio esclusivo di aziende e/o enti, anche diversi del Servizio sanitario nazionale, dall’altro, alla verifica periodica delle attività professionali svolte e dei risultati raggiunti.

Il passaggio da una fascia economia a quella successiva non è dunque soggetto ad alcuna forma di automatismo ma è condizionata al maturare di una comprovata esperienza professionale del dirigente medico che abbia deciso di prestare la sua attività per aziende o enti (anche diversi) del Servizio sanitario nazionale.

Se è questa la natura dell’istituto, va da sé che appare del tutto irragionevole ritenere che uno o più intervalli non lavorati per circostanze indipendenti dalla volontà del dirigente medico possano invalidare l’esperienza professionale acquisita, quasi che i risultati raggiunti con proficuo impegno fossero irrilevanti perché tra un contratto a termine e altro o più altri successivi siano intercorse quelle interruzioni.

Non v’è chi non veda, infatti, tali interruzioni costituiscono la norma proprio per la particolare tipologia di contratto che non può essere prorogato e/o rinnovato se non in presenza di particolari condizioni e, in ogni caso, non oltre la durata massima prevista per legge[1].

2. INTERPRETAZIONE COSTITUZIONALMENTE ORIENTATA DELL’INCISO “SENZA SOLUZIONE DI CONTINUITÀ”

Al solo scopo di sintetizzare la questione controversa, relativa alla corretta interpretazione dell’inciso “senza soluzione di continuità”, si osserva come un’interpretazione della norma “ragionevole” (ossia rispettosa del principio di ragionevolezza costituzionale) imponga una lettura coerente al quadro normativo, legislativo e contrattuale, affinché essa non sia discriminatoria nei confronti dei dirigenti medici già assunti a tempo determinato.

Intendere, infatti, l’espressione “senza soluzione di continuità”nel senso che tra i diversi rapporti a tempo determinato non debbano esserci intervalli, neppure minimi, tra un contratto e l’altro o tra questi e il contratto a tempo indeterminato, equivarrebbe ad affermare, paradossalmente, che l’anzianità di servizio maturata potrebbe essere considerata utile – ai fini del requisito della “esperienza professionale”, richiesto per l’indennità di esclusività e gli altri istituti in contestazione, ai sensi dell’art. 12 del CCNL, Area Dirigenza Medica e Veterinaria, 1998-2001 (parte economica II biennio 2000-2001) – soltanto in caso di contratti a termine radicalmente illegittimi, in quanto conclusi in contrasto con l’art. 16, comma 7 e ss.. Norma che sanziona con la nullità i contratti a termine stipulati in successione, con elusione delle disposizioni di legge o del contratto stesso che prevedono invece che debbano esservi degli intervalli tra un contratto a termine e l’altro .

Una simile interpretazione si pone in palese contrasto con giurisprudenza della CGUE per la quale l’unico elemento rilevante per l’inclusione del servizio “precario” nell’anzianità di servizio dei dipendenti pubblici è rappresentato dall’analogia delle mansioni svolte con quelle che si è chiamati a svolgere dopo l’immissione in ruolo, e ciò, in base al punto 1 della clausola 4 del Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato (direttiva 1999/70 UE), mentre è considerato di per sé ininfluente che i suddetti periodi di servizio siano stati svolti in base a contratti a termine, in quanto diversamente si determinerebbe una situazione discriminatoria tra lavoratori.

Non v’è chi non veda, dunque, come il concetto di “continuità di servizio” debba intendersi riferito ai contratti a termine nel quadro delle norme che li disciplinano, a partire dal citato art. 16 del CCNL del 1994-1997, che vieta in radice la stipulazione di un successivo contratto a termine se non vi sia un intervallo di tempo rispetto a quello precedente .

Ma anche al di fuori dell’ambito strettamente interpretativo, e, quindi, soltanto sul piano logico, non si vede come l’esperienza lavorativa di un dirigente medico, utile ai fini della progressione economica, possa ritenersi interrotta da brevi periodi di tempo non lavorati e come, conseguentemente, possa mai concepirsi la cancellazione dell’anzianità di lavoro prestato con contratto tempo determinato quand’anche vi siano stati degli intervalli temporali tra un contratto e l’altro prima dell’assunzione definitiva.

L’ORDINANZA DELLA CORTE DI CASSAZIONE SEZIONE LAVORO N. 7440 DEL 28.03.2018

Recentemente, la Corte di Cassazione, con ordinanza n. 7440 del 28.03.2018, ha interpretato la norma seguendo scrupolosamente i principi di ragionevolezza e non discriminazione tra lavoratori a tempo determinato e indeterminato, canone quest’ultimo vincolante per l’ordinamento interno”al fine di una “interpretazione non contrastante con la normativa UE (direttiva 1999/70/CE del 28 giugno 1999, allegato Accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato, clausola 4, come interpretati dalle sentenze della CGUE 26 ottobre 2006, causa C-371/04 cit.;   8 settembre 2011, causa C-177/10; 18 ottobre 2012, cause riunite da C-302/11 a C- 305/11)”;siffatta interpretazione “porta al risultato di escludere che determinino “soluzione di continuità” ai fini dell’indennità di esclusività e di ogni altro istituto collegato all’elemento dell’anzianità di servizio gli intervalli temporali richiesti dalla legislazione e dalla contrattazione collettiva tra i diversi contratti a termine e, quindi, a maggior ragione gli intervalli minimi come quelli che si riscontrano nella specie.

Secondo la Corte di Cassazionesia l’art. 3 Cost. sia la citata giurisprudenza della CGUE portano a ritenere che laddove le Parti sociali hanno posto sullo stesso piano, per la maturazione dell’anzianità complessiva di servizio ai fini dell’indennità di esclusività, il rapporto di lavoro a tempo determinato e quello a tempo indeterminato lo abbiano fatto sulla premessa della conformità dei relativi contratti alla relativa disciplina legislativa e contrattuale vigente  […] quindi, laddove il servizio del dirigente si sia svolto sempre e soltanto alle dipendenze del SSN – come accade nella specie – non costituisce “soluzione di continuità” la presenza di intervalli temporali tra i diversi contratti a termine che siano conformi a quelli richiesti dalla suddetta disciplina.

Esattamente come sopra evidenziato, dunque, la Suprema Corte ha osservato  che una diversa soluzione sarebbe “del tutto irragionevole e tale da rendere la affermata equiparazione, ai fini che qui interessano, tra i rapporti a tempo determinato e quelli a tempo indeterminato (di cui all’art. 12, comma 3, del CCNL 1998-2001 cit.), priva di una reale applicazione se non nei casi di assunzioni successive a termine intese ad eludere la normativa legislativa o contrattualee quindi evidentemente discriminatoria“per i lavoratori con contratti a termine e quindi in contrasto con il diritto UE in materia, come interpretato dalla Corte di Giustizia.”

La Corte di Cassazione ha dunque concluso richiamando il Giudice di merito all’osservanza del presente principio: “in tema di compensi spettanti al personale del Servizio Sanitario Nazionale, il comma 3 dell’art. 12 del CCNL 1998-2001 per la Dirigenza medico veterinaria, nella parte in cui stabilisce che ai fini dell’indennità di esclusività (di cui al precedente art. 5) la maturazione dell’anzianità complessiva di servizio può avvenire anche per effetto di “un rapporto di lavoro a tempo determinato”, “senza soluzione di continuità” anche in aziende ed enti diversi del Comparto – in conformità con l’art. 3 Cost. nonché con la direttiva 1999/70/CE del 28giugno 1999 e allegato Accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato, clausola 4, come interpretati dalle sentenze della CGUE 26 ottobre 2006, causa C-371/04 cit.; 8 settembre 2011, causa C-177/10; 18 ottobre 2012, cause riunite da C-302/11 a C-305/11- deve essere inteso nel senso che laddove il servizio dal dirigente si sia svolto, in base a contratti a termine, sempre e soltanto alle dipendenze del SSN non costituisce “soluzione di continuità” la presenza di intervalli temporali tra i diversi contratti a termine che siano conformi a quelli richiesti dalla suddetta disciplina e che, a maggior ragione, è da escludere che possa configurarsi una “soluzione di continuità” nel rapporto laddove tali intervalli siano insussistenti o minimi e la parte interessata rinunci a far valere la prevista nullità“.

Anche la più giurisprudenza di merito (cfr. ad es. Tribunale di Oristano, sentenza n. 73/2019), sul solco tracciato dalla Suprema Corte, ha avvallato un’interpretazione costituzionalmente e comunitariamente orientata, “valorizzando non il mero requisito temporale della continuativi della prestazione lavorativa, bensì il suo essere erogata a vantaggio esclusivo delle amministrazioni pubbliche, privando di rilevanza intervalli nella prestazioni lavorativa di ridotta entità, o addirittura imposti dalla normativa.”

In particolare, nel caso sottoposto all’esame del Tribunale, il ricorso del dirigente medico è stato accolto, con conseguente condanna dell’amministrazione resistente al pagamento dell’indennità con la decorrenza imposta dall’inclusione del periodo i lavoro a tempo determinato, sul presupposto che “gli intervalli tra i contratti di lavoro a tempo determinato […] sono indubbiamente di modesta entità certamente non idonei ad influire in modo significativo sulla maturazione dell’esperienza professionale.”

Avv. Giacomo Doglio

 

 

 

 

[1]CCNL 05.08.1997 integrativo comparto Sanità per l’Area della dirigenza medica e veterinaria – parte normativa 1994/1997 e parte economica 1994/1995 



Art. 1 

1. Nel testo del CCNL dell’area della dirigenza medica e veterinaria del comparto sanità, stipulato il 5 dicembre 1996, l’art. 16 è sostituito dal seguente: 

Art. 16  – Assunzioni a tempo determinato 



  1. In applicazione della L. n. 230/1962 e successive modificazioni ed integrazioni l’azienda può stipulare contratti individuali per l’assunzione di Dirigenti a tempo determinato nei seguenti casi: 

  2. a) in sostituzione di Dirigenti assenti, quando l’assenza superi i 45 giorni consecutivi, per tutta la durata del restante periodo di conservazione del posto dell’assente; 


  3. b) in sostituzione di Dirigenti assenti per gravidanza e puerperio, sia nell’ipotesi di astensione obbligatoria sia in quella di astensione facoltativa previste dalle leggi 1204 del 1971 e 903 del 1977;

 
c) per la temporanea copertura di posti vacanti di Dirigente medico e veterinario per un periodo massimo di otto mesi, purché sia già stato bandito il pubblico concorso. 


2.Per la selezione dei Dirigenti da assumere, le amministrazioni applicano i principi previsti dall’art. 9 della L. n. 207/1985. 



3.Nei casi di cui alle lettere a) e b) del comma 1, nel contratto individuale è specificato per iscritto il nome del Dirigente sostituito. 



4.Il rapporto di lavoro si risolve automaticamente, senza diritto al preavviso, alla scadenza indicata nel contratto individuale ovvero anche prima di tale data con il rientro in servizio del Dirigente sostituito. In nessun caso il rapporto di lavoro a tempo determinato può trasformarsi in rapporto di lavoro a tempo indeterminato. 



5.Ai Dirigenti assunti a tempo determinato si applica il trattamento economico e normativo previsto dal presente contratto per le relative posizioni a tempo indeterminato, con le seguenti precisazioni: 


– le ferie sono proporzionali al servizio prestato; 



– in caso di assenza per malattia, fermi rimanendo i criteri stabiliti dagli artt. 24 e 25, in quanto compatibili, si applica l’art.5 del D.L. n. 463/1983, convertito con modificazioni nella L. 638/1983; i periodi di trattamento economico intero o ridotto sono stabiliti in misura proporzionale secondo i criteri di cui all’art. 24, comma 6, salvo che non si tratti di un periodo di assenza inferiore a due mesi; il trattamento economico non può comunque essere erogato oltre la cessazione del rapporto di lavoro; il periodo di conservazione del posto è pari alla durata del contratto e non può in ogni caso superare il termine massimo fissato dall’art.24; 



– possono essere previste assenze non retribuite fino ad un massimo di 10 giorni, salvo il caso di matrimonio in cui si applica l’art. 23, comma 2; 



– l’azienda od ente nel contratto individuale definisce quale incarico conferire al Dirigente assunto a tempo determinato ai fini della retribuzione di posizione; la retribuzione di risultato di cui all’art. 64 è corrisposta in misura proporzionale alla durata dell’incarico ed in relazione ai risultati conseguiti. 


  1. Il contratto a termine è nullo e produce unicamente gli effetti dell’art. 2126 c.c. quando: 


  2. a) l’apposizione del termine non risulti da atto scritto; 


  3. b) sia stipulato al di fuori delle ipotesi previste nel comma 1.


  4. Ai sensi dell’art. 2 della L. n. 230/1962, il termine del contratto a tempo determinato può essere eccezionalmente prorogato, con il consenso del Dirigente, non più di una volta e per un periodo non superiore alla durata del contratto iniziale, quando la proroga stessa sia richiesta da esigenze contingenti ed imprevedibili e si riferisca alla stessa attività lavorativa, anche se rientrante in un’altra fattispecie tra quelle previste nel comma 1, sempreché il Dirigente assente sia lo stesso.

 

8. Il medesimo Dirigente può essere riassunto con un ulteriore contratto a tempo determinato dopo l’applicazione del comma 7, solo dopo il decorso di quindici ovvero di trenta giorni dalla data di scadenza del precedente contratto di durata, rispettivamente, inferiore o superiore a sei mesi, nel rispetto delle norme di assunzione vigenti. 



  1. Al di fuori delle ipotesi di cui al comma 7, la proroga o il rinnovo del contratto a termine sono nulli quando si tratti di assunzioni successive a termine intese ad eludere disposizioni di legge o del presente contratto. 


  2. Il rispetto del termine di quarantacinque giorni previsto dal comma 1, non è richiesto ove sussistano documentati motivi di urgenza. 


  3. Al Dirigente già a tempo indeterminato, assunto ai sensi del comma 1, può essere concesso, dall’azienda od ente di provenienza, un periodo di aspettativa, ai sensi dell’art. 28 e con i limiti ivi previsti, per la durata del contratto a tempo determinato stipulato con la stessa od altra azienda. 


  4. I documenti di cui all’art.14, per motivi di urgenza nella copertura del posto, possono essere presentati entro trenta giorni dalla data di presa di servizio. La mancata presentazione dei documenti o l’accertata carenza di uno dei requisiti prescritti per l’assunzione determina la risoluzione immediata del rapporto di lavoro che produce esclusivamente gli effetti di cui all’art. 2126 c.c. per il periodo effettivamente lavorato. Tale clausola deve risultare espressamente nel contratto individuale sottoscritto ai sensi dell’art. 14. 


  5. Le disposizioni del presente articolo non trovano applicazione per l’assunzione dei Dirigenti di II livello del ruolo sanitario. ” 


  6. All’ art. 75 del CCNL di cui al comma 1, la lettera l) è riformulata nel modo seguente : “art. 16, contratto a tempo determinato: art. 9, comma 4 del DPR 761/1979; art. 9, comma 17 della L. 207/1985 – limitatamente alla durata dell’incarico; art. 3, comma 23 della L. 537/1993”. La tabella allegato 5 del medesimo contratto è integrata con la tabella allegato 1 al presente contratto. 

Da quanto si evince dalla norma sopra descritta, il rinnovo del contratto a tempo determinato viene proposto dall’Azienda, previa condivisione del dirigente interessato. 


 



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